A volte bisogna andar via per tornare

Brevi riflessioni in cammino

Tolstòj-Guerra e pace

Genitori e figi

Tolstòj
Solo gli stolti non cambiano idea, almeno così si dice. Ma l'utilizzo impersonale dei verbi non mi è stato mai gradito. Colpa del latino probabilmente.
Manco da tanto in questo spazio, forse da troppo. A volte è necessario. Se dovessi darvi una spiegazione direi che sono mancata a causa della vita e dei classici.  I tanti cambiamenti di questi mesi hanno assorbito ogni energia e la restante è stata donata alla lettura dei classici della letteratura. I primi mesi estivi sono stati dedicati alla lettura di "L'amore ai tempi del colera", del quale trovate la recensione qui. Ora è tempo di "Guerra e pace" di Tostòj.

"I classici hanno sempre qualcosa da dire". È vero e al momento non ricordo il legittimo autore di questa verità. Ebbene, non solo i classici hanno qualcosa da dire in ogni epoca, ma hanno l'ingrato compito di smascherare il livello della letteratura dei nostri giorni. 
A denti stretti e non, in questo posticino sicuro possiamo dirlo. Il moderno, il nostro moderno, è di livello inferiore rispetto al passato. Per questo, sono all'incirca sei mesi che, ormai stufa del vuoto contemporaneo, mi sono rifugiata nel vecchio. 

Devo dire che i viaggi nel passato servono perché insegnano che, malgrado le inevitabili diversità, qualcosa lega il tempo ed i suoi intervalli. Al momento sono a pagina 46 del capolavoro di Tolstòj del quale segnalo un passo di una conversazione di salotto fra la contessa Rostòva e la contessa Karàvigina.

"Quante sofferenze, quante preoccupazioni si son dovute sopportare per poter gioire adesso, ogni volta che li (i figli di entrambe) si guarda! Ma anche adesso le paure son più delle gioie. C'è sempre, sempre qualcosa di cui aver paura! È proprio l'età in cui son talmente tanti i pericoli, sia per le fanciulle che per i ragazzi."
"Ma dipende tutto dall'educazione" disse l'ospite.
"Si, avete ragione" proseguì la contessa. "Io finora, grazie a Dio, son sempre stata un'amica per i miei figli, e godo della loro assoluta fiducia" diceva la contessa, commettendo anche lei l'errore di quei molti genitori che pensano  che i figli non abbiano segreti per loro. 

Se non fosse per i nomi dei personaggi sarebbe impossibile dire se a pronunciare questo discorso sia un genitore del secolo di Fb o un personaggio addirittura di Tolstòj. Certamente non bisogna decontestualizzare ma questo può almeno farci riflettere sul fatto che alcuni "legami" hanno una struttura costante.

Non è forse oggi il tempo in cui si discute più dei genitori-figli e dei figli-genitori? Eppure dovrebbe essere passato tempo da Tolstòj. Sono arrivati sulla Luna, Google ha inventato occhiali da supereroe ma ancora non si riesce a capire come impostare "al meglio" il rapporto genitori-figli.
Non è il luogo per fare psicologia ma credo che il problema sia potenzialmente in stallo perché ogni genitore rimarrà inevitabilmente figlio. La contaminazione è costante, anche in quello. 

Bisognerà forse che ogni genitore faccia un bagno nel passato di figlio? E se tornare brevemente indietro fosse il primo passo per andare avanti?


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