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martedì 31 gennaio 2017

"Luce d'estate ed è subito notte", J.K. Steffánsson

"Luci d'estate ed è subito notte" è la lettura da meditazione che vi farà riscoprire il fascino della letteratura nordica

Luci d'estate ed è subito notte recensione
"Luci d'estate ed è subito notte", J.K. Steffánsson
Iperborea


"Luce d'estate ed è subito notte" è il romanzo di iniziazione con cui mi sono avvicinata per la prima volta alla letteratura nordica. Grazie alla casa editrice "Iperborea", questo fiorente filone letterario sta deliziando il palato anche dei lettori nazionali, troppo abituati forse allo stile autoctono e commercializzato. 

Steffánsson è uno dei più importanti nomi della letteratura nordica contemporanea. In particolare, "Luce d'estate ed è subito notte" è l'opera con la quale l'autore ha ricevuto il Premio islandese per la Letteratura. Di seguito, troverete scheda tecnica, recensione ed alcuni link utili. Che la lettura sia con voi!


Scheda tecnica
Luci d'estate ed è subito notte recensione

Titolo: Luce d'estate ed è subito notte
Autore: J.K. Steffánsson
Casa editrice: Iperborea
Pagine: 281
Prezzo: 17,00 euro

Trama
“A volte nei posti piccoli la vita diventa più grande”, a volte la lontananza dal rumore del mondo ci apre al richiamo del cuore, dei sensi, dei sogni. È questo intenso sentire a erompere dalla vita di un paesino di quattrocento anime della campagna islandese, dove la luce infinita dell’estate fa venir voglia di scoperchiare le case e la notte eterna dell’inverno accende la magia delle stelle. Un microcosmo che è come una lente di ingrandimento sull’eterna partita tra i desideri umani e le trame del destino, tra i limiti della realtà e le ali dell’immaginazione. Il direttore del Maglificio che per decifrare la frase di un sogno si immerge nel latino e nell’astronomia fino ad abbandonare tutto per i segreti dell’universo, la postina avida di vita che legge ogni lettera per poi rendere pubblici i più piccanti affari privati dei compaesani, l’avvocato che crede che il mondo si regga sul calcolo ma poi scopre che non può contare i pesci nel mare né le sue lacrime. Ogni sentiero dell’animo umano sembra trovare spazio in un caleidoscopio di storie che abbraccia le pulsioni più torbide e i sentimenti più puri, il palpito dell’unica estate vissuta dagli agnelli prima di finire al macello e il brivido di un rudere che risveglia i fantasmi, o il bisogno di mistero che è nell’uomo. Combinando l’incanto della poesia e un umorismo implacabile ma pieno di tenerezza per le debolezze umane, Stefánsson cerca una risposta alla domanda “Perché viviamo?” e la insegue immergendoci nel fiume in piena della vita. Ogni storia è un mondo sospeso tra la terra e il cielo, come un mito universale, una parabola dell’esistenza, ogni pagina è una rivelazione che ci tocca nel profondo e ci stupisce, ci fa ridere, piangere, arrossire, sognare. (Trama tratta integralmente dal sito ufficiale della casa editrice: qui)

Recensione in pillole
Voto: 7/10
Lettura da meditazione

ECCENTRICO
Leggere Steffánsson non è semplice, soprattutto se si è abituati allo stile piatto di certi romanzi. D'altro canto, dopo aver letto Steffánsson, quello stesso stile piatto vi sembrerà ancora più scialbo. L'effetto Steffánsson è, perciò, una pericolosa mina. "Luci d'estate ed è subito notte" non può definirsi una lettura svelta, come le fugaci letture in treno o in tram. Mi piace definirla una lettura da meditazione, da fare a piccoli sorsi. È come un denso liquore a gradazione alcolica così elevata da richiedere un lento assaporare, un dolce godere quel tepore che invade. 

CUPA MALINCONIA
Il caleidoscopio di personaggi che Steffánsson ci presenta ha in comune il carattere mesto dell'uomo che, smarrito se stesso, intraprende un viaggio alla ricerca del colore vitale. Tutti i personaggi sono completamente alienati in loro stessi, nel ruolo occupato, nell'attività svolta, al punto da confondersi con ciò che fanno. Quello che si avverte, infatti, è la perdita del confine fra ciò che l'uomo è e ciò che l'uomo fa. Forse proprio questo conferisce quel senso di cupa malinconia che funge da filo rosso di tutte le storie.

UMANO TROPPO UMANO
A colpire è la materialità descrittiva della struttura dei personaggi. Non si tratta di una materialità rozza. Anzi. Steffánsson riesce a rendere poetica anche la materialità più rude. Paradossalmente, sono proprio le scene descrittive più forti e meno romantiche a raggiungere un tasso di filologica poesia. Forse perchè Steffánsson ha compreso che la forma poetica per eccellenza è proprio la complessità e la finitudine umana. Tutti i suoi personaggi sono, infatti, umani...troppo umani. 

Link utili




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