"Storia di un postino solitario", Denis Thériault: recensione

"Storia di un postino solitario" è il romanzo che eleva la poesia a prosa, la realtà a sogno: qui la recensione del romanzo di Denis Thériault edito Frassinelli

recensione storia di un postino solitario blog
"Storia di un postino solitario", Denis Thériault
Casa Editrice Frassinelli
Recensione
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Carissimi lettori, iniziamo questo martedì con una bella recensione fresca di lettura. Ho terminato di leggere il romanzo ieri sera dopo averne messo in pausa la lettura per dedicarmi totalmente al "Conte di Montecristo". Di seguito troverete la recensione del romano edito Frassinelli, scritto dalla penna di Denis Thériault: "Storia di un postino solitario". Buona lettura. 


Scheda tecnica
recensione storia di un postino solitario

Titolo: Storia di un postino solitario
Autore: Denis Thériault
Pagine: 169
Prezzo:16,90 euro

Trama
Il «postino solitario» è Bilodo, 27 anni, un ragazzo schivo, con pochi amici, appassionato e dedito al suo lavoro, lavoro che gli permette di trovare nelle vite degli altri quello che manca nella sua.
Bilodo infatti è un postino indiscreto, per quanto assolutamente innocuo: apre, di notte, le lettere che dovrà distribuire il mattino successivo, e si immedesima nelle esistenze dei corrispondenti. 
Immagina, fantastica, sogna; si appassiona, si commuove, si arrabbia.
Tra tutte, le lettere che più è ansioso di «ricevere», sono quelle di Ségolène, una donna misteriosa che vive in Guadalupa, e che manda degli «haiku»– i caratteristici componimenti poetici giapponesi – a Gaston Grandpré, una delle persone servite da Bilodo, che di Ségolène, in qualche modo, si è innamorato.
Quando, a causa di un incidente, Gaston morirà, proprio sotto gli occhi di Bilodo, il giovane postino non riuscirà a rassegnarsi alla perdita di quei componimenti che ormai sente in qualche modo come «suoi», e si sostituirà a Grandpré nella corrispondenza con Ségolène. E non soltanto in quella. (Trama tratta dal sito ufficiale della casa editrice: qui)

Recensione

Voto: 8,6

Consigliato a chi vuole sognare leggendo


Il protagonista di questa storia è un postino alquanto indiscreto, un ragazzo dalla personalità che potremmo facilmente definire introversa ma che pungola una certa affezione, una dolcezza inquieta ed inquietante. Bilodo è un ventisettenne di altri tempi, che non ama i messaggi virtuali e la freddezza delle tecnologia. Lui anela la sensualità insita nello scrivere una lettera a mano e tutta la preparazione che vi è dietro. 

" Ben diversamente affascinanti erano le lettere degli altri. Lettere vere, scritte da persone vere che alla freddezza da rettile della tastiera e all'istantaneità di Internet preferivano l'atto sensuale di scrivere a mano, il delizioso languore dell'attesa; gente che agiva per scelta deliberata e per la quale in certi casi era lecito presumere si trattasse di una questione di principio, di una presa di posizione a favore di un modo di vita meno condizionato dalla corsa contro il tempo e dalla coazione al successo" ("Storia di un postino solitario", Denis Thériault, ed. Frassinelli, pag. 10)

Parigi è il teatro della deliberata intrusione, sistematica quanto cavillosa, studiata e organizzata nei minimi particolari, di Bilodo nella poetica corrispondenza fra Grandpè e Ségolène. Ma già dalle prime pagine che rendono il lettore complice invadente del postino, si comprende a grandi linee che i desideri di Bilodo sono onirici. La psicologia del personaggio tratteggia quasi il volto di un sognatore che non vuole realmente vivere i suoi viaggi onirici. 

"Certo, avrebbe anche potuto andarci, percorrerla in lungo e in largo e vederla con i propri occhi, ma non ci aveva mai pensato seriamente, perché quell'idea metteva in crisi l'incurabile sedentario che era in lui. Bilodo non desiderava visitare di persona la Guadalupa: voleva solo potersela immaginare dettagliatamente, in modo da nutrire i suoi sogni, collocandoli in un paesaggio verosimile, dove Ségolène fosse messa in risalto. Così poteva fantasticare di lei in alta definizione, con tutta la tecnologia mentale necessaria". ("Storia di un postino solitario", Denis Thériault, ed. Frassinelli, pag. 25)

Ed, infatti, la storia di Bilodo sembra essere un mix fra poesia e sogno, una terra fiabesca in cui tutta la potenza onirica si sprigiona quando al postino si apre il mondo degli haiku, i componimenti giapponesi che erano oggetto di scambio e conoscenza fra Grandpè e Ségolène. 

Denis Thériault intesse una trama narrativa basata sui desideri di un ragazzo forse annientato dalla realtà, forse vile o poco coraggioso per affrontarla o, al più cambiarla. E le pagine si susseguono seguendo la possessione, (vera o onirica?), di Bilodo in Grandpè, al punto che il lettore, in un finale altrettanto sconvolgente, non riesce a capire cosa sia vero e cosa via finzione nella altrettanto finzione romanzata. 
Griglia di valutazione dettagliata per Stile/Trama/Originalità/Personaggi/Finale. Voto generale:8,6

Certo è che quello che più farà innamorare il lettore di questa storia sarà proprio la scrittura, anch'essa, oniricamente descrittiva, ornata di un'introspezione oggettivata poeticamente.

"La scrittura di Ségolène era un profumo per l'occhio, un elisir, un'ode, era una sinfonia grafica, un'apoteosi" 

("Storia di un postino solitario", Denis Thériault, ed. Frassinelli, pag. 20)

Ringrazio la casa editrice per aver permesso al blog di leggere questa novità editoriale per voi!


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