"Il conte di Montecristo": recensione del capolavoro di Dumas

"Il conte di Montecristo": perché leggere uno dei capolavori della letteratura francese? 

"Il conte di Montecristo ", Alexandre Dumas
Rizzoli
Recensione de
La bottega delle recensioni


La lettura de "Il conte di Montecristo" ha coinvolto interamente la mia estate al punto da mettere in pausa tutte le altre letture in corso. Finalmente è terminata e posso rendervi, tramite la recensione che seguirà,  conto di questa esperienza letteraria dal sapore francese prima di intraprendere le consuete letture. Perché leggere "Il conte di Montecristo"? Semplice...perché racconta di ognuno di noi. 

Scheda tecnica

Titolo: Il conte di Montecristo
Autore: Alexandre Dumas (padre/
Pagine: 914
Scheda tecnica completa: qui
cover tratta dal sito ufficiale Feltrinelli: qui

Trama
"Il conte di Montecristo" narra la tumultuosa storia del coraggioso marinaio Edmond Dantes tradito da tutti gli affetti e rinchiuso, a causa di una falsa accusa, nella temuta prigione nota con il nome di Castello D'If per quattordici lunghi anni. La Provvidenza gli concesse, tramite la conoscenza di un audace quanto anziano scienziato, prigioniero anch'egli, di poter riscattarsi dal male sofferto. Inizia cosi la sua vendetta: ma a quale costo?

Recensione

Voto: 10/10

Consigliato a coloro che sono curiosi di calarsi nelle tenebre dell'anima


Ho deciso di offrire l'estate 2016, dal punto di vista letterario s'intende, alla lettura di un bel classico. La scelta è ricaduta sul romanzo scritto da Alexandre Dumas padre.  "Il conte di Montecristo" è una filosofia di vita. E badate non dico ciò pungolando nei lettori quell'istinto vendicativo che tanto facilmente germoglia nell'animo umano. 

Mi piace definire "Il conte di Montecristo" una piccola enciclopedia umana, perché vi ritroviamo tutti i vizi dell'umana specie. La tragica storia di Edmond Dantes ogni volta mi commuove e mi tempra come fosse la prima volta, poiché è vero...dai romanzi come questo c'è sempre da imparare. 

Non è un classico di facile lettura. Lo stile narrativo di Dumas padre in questo romanzo è pieno di virtuosismi descrittivi, che a volte stancano ed innervosiscono il lettore soprattutto nelle ultime pagine, quando si è presi dall'ansia di mangiare i paragrafi e sapere di più. La struttura narrativa è complessa ma studiata alla perfezione. La vendetta di Edmond è come un puzzle dalle mille sfumature, non previste nella composizione del singolo pezzo e sconvolgenti osservando l'insieme. 

Il nostro protagonista si dice, nel compiere lentamente e con quella freddezza propria di chi solo ha sofferto, strumento della Provvidenza ed assistito dalla stessa nell'infliggere ai nemici ciò che loro spetta. E il conte di Montecristo, scoperto un tesoro inaspettato, sconvolge le tranquille vite dei suoi carnefici, come giudice inflessibile. 

In ciò c'è però lo stesso limite del progetto del marinaio dal cuore indurito. Si pone come un superuomo, si erge Dio di stesso dimenticando che la vendetta dell'uomo è macchiata dalla sua finitudine. Spetta a Dio solo la vendetta? Fino a che punto può spingersi quella umana? E ancora, è giusta la vendetta umana?

Il conte di Montecristo, prima fiero e gelido, è preso dalla morsa dei rimorsi al punto da mettere in dubbio la stessa giustezza del proposito portato a compimento. E se c'è dunque una lezione che la storia vuole insegnarci è che nelle scelte umane, votate alla vendetta, non ha dimora la saggezza e che la stessa vendetta uccide ciò che di umano resta in un cuore ormai inaridito. 


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