L'anima è un lenzuolo bianco: recensione

"L'anima è un lenzuolo bianco" è il romanzo radicale e sorprendente di un'autrice insospettabile nella prosa e nello spessore.  Qui la recensione


L'anima è un lenzuolo bianco
Recensione
La bottega delle recensioni


"L'anima è un lenzuolo bianco" è il romanzo con cui Aurora Vetturini ha vinto nel 2007 il concorso letterario Premio Nueva Novela, ideato per scovare un romanzo giovane e innovativo. Lo spessore letterario della Venturini ha affascinato la giuria ignara dell'età della scrittrice. Per scelta personale non indugio su questo particolare, poco importante a rigor di chi scrive, che potrete trovare in qualsiasi sito internet dedicato al romanzo. Vi lascio con le parole di Enrique Vila-Matas il quale ha affermato che la storia sembra scritta "da una brillante e sconosciuta giovane autrice di straordinaria genialità". La bottega delle recensioni presenta oggi la recensione de "L'anima è un lenzuolo bianco". Buona lettura. 


Scheda tecnica

Titolo: L'anima è un lenzuolo bianco"
Autore: Aurora Venturini
Casa editrice: Salani editore
Pagine:167

Trama
Una voce narrante straordinaria ci accompagna in queste pagine raccontandoci la storia di una famiglia normale nella sua assoluta anormalità. "Non eravamo comuni per non dire che non eravamo normali." Yuna è una pittrice geniale, capace di dipingere nei quadri quello che fatica a esprimere, perché s'imbroglia con le parole e la punteggiatura le fa venire mal di testa. Eppure Yuna racconta, nella sua prosa ossessiva, incalzante, refrattaria alle scansioni grammaticali, e travolge il lettore in un vortice, lo lascia stordito, ma ansioso di continuare a leggere, di sapere, di conoscere. Racconta di sua sorella Betina e delle sue cugine Petra e Carina, tutte segnate in vari modi dall'handicap. Racconta una storia di violenze, abbandoni, stupri, omicidi, vendette ma anche rivalsa e crescita personale, senza risparmiarci nessuna delle sue traversie familiari, in un romanzo estremo che unisce il realismo magico della tradizione sudamericana alla fissità attonita di un quadro di Goya. (Tratto dal sito ufficiale della casa editrice Salani: qui)

Recensione

"Un'immensa malinconia invase i miei dipinti e ne aumentò il valore perché la gente vedendosi riflessa nella pena, può consolarsi un po' " (Cit. "L'anima è un lenzuolo bianco", p. 167)
Ho deciso di iniziare con la fine, forse perché penso, poeticamente, che ogni fine abbia in sé il guizzo di un nuovo risveglio. E forse, perché romanzi come questo non hanno una fine propriamente detta. L'ultima pagina non ha il sapore del dramma né quello del lieto fine fiabesco. Ti lascia un sorriso amaro ma fiducioso, come la storia di Yuna e della "assurda felicità di una famiglia infelice". 

Il romanzo strutturalmente è diviso in tre parti: nella prima si descrive l'infanzia di Yuna, il suo ribrezzo osceno per la sorella Betina, l'ironico e mascherato disprezzo indifferente della famiglia e di un padre scappato via; nella seconda si concentra il successo di Yuna nel campo dell'arte, di Yuna .... Riglos, non Lopez come era il suo cognome...ma questo lo scopriremo dopo; nella terza, infine, c'è la drammatica e potente affermazione del sé della giovane e talentuosa Yuna. 


 "A casa mia era tutto diverso perché tutti noi lo eravamo ognuno a suo modo, dimensione e gerarchia." (Cit. "L'anima è un lenzuolo bianco", p.98)
Yuna, nel suo effimero peso, soffre di dislalia. I personaggi che circondano la nostra strana protagonista sono tutti impossessati da un'indifferenza mista a insensibilità che annienta ogni briciolo di positiva concretezza. Il deficit di Yuna non solo la allontana dal mondo esterno ma era motivo di misconoscenza all'interno di un nucleo familiare accomunato dall'infelicità sensibile del vivere. 

Yuna si racconta in prima persona con uno stile che sembra quasi un flusso di pensieri a volte così brutale e realistico da dar quasi fastidio. Lei non ama la punteggiatura come se fosse un impedimento al libero incedere dei suoi pensieri, fagocitata ,com'è, da figure che opprimono e svalutano costantemente il suo essere. 

Come quando il professore della Scuola di Belle Arti, che aveva scorto in lei un innato talento, le consiglia di farsi strada nel mondo dell'arte con il cognome Riglos, diverso dal proprio Lopez. E ogni volta che tali figure sviliscono Yuna, aumenta il senso di delusione. 

" Delusione è una striscia molto lunga color fumo che cade in un lago pieno di piume e petali di rosa e sul fondo si intravede una sfumatura rosso pallido e nelle mie intenzioni rappresenta un passaggio dell'Amleto, quello di Ofelia che annega nel lago" (Cit. "L'anima è un lenzuolo bianco" p. 73

 I dipinti sono le parole di Yuna, le uniche possibili, le uniche che non scempiassero i sentimenti. Per questo Yuna dipinge e dalla pittura trae le forze per superare i propri limiti genetici e rivendicarsi. 

"Negli ultimi tempi ero così impegnata  che passavo da casa a malapena  per mangiare o mangiavo qualcosa  di leggero in giro e persi di vista Petra, Betina, la zia Ingrazia e Danielito, e Rufina, perché volavo come un uccello per rispettare gli impegni presi peccato che non sono mai riuscita a dare conferenze  per la mia difficoltà con il linguaggio parlato e i vuoti desertici che mi si formavano dentro la testa  dove andavano a finire motivi ispirati a oggetti e soggetti a sentimenti o allegorie che poi riversavo nelle mie opere  poiché io rappresentavo un nesso (dizionario) tra qualcosa e qualcuno, qualcosa che obbligava e qualcosa che sgorgava come acqua di sorgente e lì stava la creazione" (Cit. "L'anima è un lenzuolo bianco", p. 76)

Pagina dopo pagina, Yuna acquista consapevolezza di sé, di sé rispetto al mondo, del mondo rispetto a sè. Ogni minuto che passava il brio della rinascita le dava la forza di lottare contro la mostruosa imprevedibilità degli eventi

"Volevo sentirmi nuova appena venuta al mondo come se fossi nata da un grande uovo, volevo essere un uccello diverso" (Cit. "L'anima è un lenzuolo bianco", p.143)
"L'anima è un lenzuolo bianco" ha le ombre di un noir e l'intimità di un diario. Più si conosce Yuna più si perde quel primo senso di inquietudine, di crudezza sconvolgente e di pietà affettiva; più ne si apprezza la forza e il coraggio. 

"Tornai nell'universo dei vivi che mi ero conquistata e meritavo" (Cit. "L'anima è un lenzuolo bianco", p. 163)

 

 

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