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lunedì 12 ottobre 2015

Aristotele e Dante scoprono i segreti dell'universo: recensione

Chissà come ci si sentiva a stare mano nella mano con qualcuno. Secondo me ci potevi trovare tutti i misteri dell'universo, in una mano


Scheda tecnica
Titolo: Aristotele e Dante scoprono i segreti dell'universo
Autore: Benjamin Alire Saenz
Genere: Letteratura per ragazzi
Casa Editrice: Loescher editore
Pagine: 318
Prezzo: 12,20 euro

Trama
Aristotele e Dante sono due ragazzi che vivono le loro prime esperienze sensoriali a El Paso, in Texas. L'estate 1987 sarà per loro fondamentale: l'estate dell'incontro e della nascita di un'amicizia che fiorirà in un contesto sociale e familiare inasprito dalle tante diversità percepite dai due protagonisti. La "vita fuori" è diversa, sembra quasi ostile. Solo alla fine riusciranno a scoprire i segreti dell'universo.

Recensione
Il romanzo è strutturato in sei macroparti che rappresentano il climax della scoperta. La diversità o meglio il disagio dei due protagonisti è percepito a partire dai singolari nomi: Aristotele e Dante.
E poi c'era anche tutta la storia del mio nome: Angelo Aristotele Mendoza. Angelo non mi piaceva per niente e non permettevo a nessuno di usarlo. Conoscevo molti ragazzi che si chiamavano Angelo ed erano tutti dei grandissimi stronzi. Non che Aristotele mi facesse impazzire. Certo, era il nome di mio nonno. Ma era anche il nome di uno dei filosofi più famosi della storia. Ed era toccato a me. Che palle. E tutti si aspettavano qualcosa da me. Qualcosa che però io non potevo dare.                 Quindi avrei deciso che mi sarei fatto chiamare Ari.                                                        Se aggiungevo una lettera, il mio nome diventava aria. Sarebbe bello essere aria. Essere qualcosa e niente allo stesso tempo. Essenziale, ma anche invisibile. Tutti avrebbero bisogno di me, ma non potrebbero vederemi

 Entrambi provengono da famiglie messicane con retroterra simile. Sono microcosmi aperti al dialogo con figure materne ben presenti e solerti: psicoterapeuta la madre di Dante, insegnante la madre di Aristotele; padre affettuoso ed attento quello di Dante, ex militare dal cuore inasprito e silenzioso la figura paterna di Aristotele.
Il percorso intrapreso dai ragazzi è simile pur partendo da personalità quasi opposte. Dante è un ragazzo solare, riflessivo, con lo spirito di artista. Aristotele è un adolescente messicano con la tendenza ad isolarsi dal mondo sociale e reso taciturno dalla mancanza inspiegata del fratello, rinchiuso in prigione per ragioni che gli vengono taciute.

A volte i genitori adorano i figli a tal punto da farsi tutto un film sulla loro vita. E pensano che solo perchè si è giovani si possa superare qualsiasi difficoltà. Ma dimenticano un piccolo particolare: avere diciassette anni può essere doloroso e crudele e incasinato. Avere diciassette anni a volte fa proprio schifo.
Dal primo incontro nasce qualcosa che l'autore non spiega con aggettivi romanzati o resi stucchevoli da blandi riferimenti amorosi. Saenz ha la superba capacità di costruire il dolce legame descrivendo la quotidianità di un'amicizia che vuole emendarsi dal già visto. La sensibilità con  cui accarezza i contorni del giovane amore nascente è all'altezza della profondità del sentimento descritto. Senz'altro è una lettura di formazione dall'alto contenuto pedagogico che riesce a battere il modello paradossalmente a tratti poco istruttivo dell'amore eterosessuale.

Ti vergogni? E di cosa? Di amare?
Questa è la forza di un romanzo che non porta con sè il rancore della rivendicazione di una agognata parità, ma la timida tenacia di un sentimento che nella sua purezza commuove, scalda il cuore e fa sognare  un modo che sappia riconoscere il suo inestimabile valore.


Uno dei segreti dell'universo è proprio questo: l'istinto è spesso più potente della ragione

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