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giovedì 19 ottobre 2017

"A caccia nei sogni", Tom Drury: segnalazione novità NNeditore

Il 2 Novembre tenetevi pronti per il secondo romanzo della trilogia di Grouse County scritta da Tom Drury

trilogia Grouse County
"A caccia di sogni", Tom Drury
NNeditore

Il "buon pomeriggio" - da urlare stile presentazione televisiva - ve lo risparmio, cari Lettori e Lettrici. Vi saluto però in questa pausa caffè di un Ottobre che, almeno in Puglia, ha fatto coming out. "Mi sento primavera" si dice abbia detto al compare Novembre alle porte. 
Oggi ospito una segnalazione interessate ed edita NNeditore, una casa editrice che mi ha colpito già nella struttura del sito web. Sarà a causa del mio feticismo per il color senape, sarà perché simpatizzo a pelle... sarà perché sarà  cantava una certa canzone della quale non ricordo il titolo.

giovedì 12 ottobre 2017

Conversazioni con Oscar #1

"Sai, Oscar, tu sei un volpino nano bianco che fa ciò che vuole, mentre io sono una grande umana bianca che non sa ciò che vuole."  



"Oscar, non mi va."
Mamma mia che nausea, non ricordo neppure cosa abbia mangiato a pranzo.
"Oscar! Smettila, ho detto di no."
Si, è colpa di quella tisana. Cos'era? Ah giusto, lavanda e malva. Come caspita mi è venuto in mente. Ma devo essere forte. Devo nutrire il mio corpo, devo nutrire il mio corpo. Che vadano al diavolo le schifezze. Da oggi si mangia sano. Pulito. Io mangerò pulito. Questa nausea è il segnale che il mio organismo sta reagendo al cambiamento delle abitudini alimentari.
"Oscar, ma davvero vuoi farmi questo!?" e nel mentre lo rimprovero mi cade l'agenda per terra. Il lavoro ossessivo di una serata - l'ennesimo della settimana - va in fumo. 
"Hai vinto tu: usciamo!" 
Oscar è un volpino nano bianco. È una palla di pelo che è entrata nella mia vita incasinata da appena una settimana. Povero volpino bianco, lui non sa quanto sia difficile vivere con me. 
"Beh sei contento ora? Siamo usciti. Non prendere questa stramba abitudine di costringermi a scorrazzare sempre per il vicinato. Non ho certo tempo da perdere!". Ma Oscar si gira e incomincia a mordicchiare l'orlo dei jeans già logori. Si sarà offeso per il tono. Che cagnolino strano.
"Oscar, dai facciamo pace. Non volevo offenderti. La nostra convivenza è appena iniziata. Tu mi piaci e io ti piaccio, quindi è solo questione di rispettare gli spazi di entrambi. Giusto?".
Lui continua a sculettare per il viottolo nel quale ci eravamo ormai addentrati. E pensare che neanche lo volevo un cane. Neanche volevo uscire e lasciare il mio comodo plaid. Quante cose non volevo fare? E poi? 
"Oscar, ma secondo te come mai alla fine facciamo cose che non vogliamo? Perché noi umani siamo così idioti?" 
Ma lui è già lontano, sta giocando con un'aiuola. Sarà meglio sedermi accanto a lui. Altra cosa mai fatta: sedermi sull'erba. È così umida, così viva. È viva come la luna questa sera. 
"Sai, Oscar, tu sei un volpino nano bianco che fa ciò che vuole, mentre io sono una grande umana bianca che non sa ciò che vuole."  
Abbaia, forza l'ingresso fra le mie gambe e si posiziona fra le mie braccia. Stiamo così prima di tornare a casa. A fissare la luna bianca. Lui, un cane determinato. Io, una bimba spaurita. 



domenica 27 agosto 2017

A volte bisogna andar via per tornare

Brevi riflessioni in cammino

Tolstòj-Guerra e pace

Genitori e figi

Tolstòj
Solo gli stolti non cambiano idea, almeno così si dice. Ma l'utilizzo impersonale dei verbi non mi è stato mai gradito. Colpa del latino probabilmente.
Manco da tanto in questo spazio, forse da troppo. A volte è necessario. Se dovessi darvi una spiegazione direi che sono mancata a causa della vita e dei classici.  I tanti cambiamenti di questi mesi hanno assorbito ogni energia e la restante è stata donata alla lettura dei classici della letteratura. I primi mesi estivi sono stati dedicati alla lettura di "L'amore ai tempi del colera", del quale trovate la recensione qui. Ora è tempo di "Guerra e pace" di Tostòj.

"I classici hanno sempre qualcosa da dire". È vero e al momento non ricordo il legittimo autore di questa verità. Ebbene, non solo i classici hanno qualcosa da dire in ogni epoca, ma hanno l'ingrato compito di smascherare il livello della letteratura dei nostri giorni. 
A denti stretti e non, in questo posticino sicuro possiamo dirlo. Il moderno, il nostro moderno, è di livello inferiore rispetto al passato. Per questo, sono all'incirca sei mesi che, ormai stufa del vuoto contemporaneo, mi sono rifugiata nel vecchio. 

Devo dire che i viaggi nel passato servono perché insegnano che, malgrado le inevitabili diversità, qualcosa lega il tempo ed i suoi intervalli. Al momento sono a pagina 46 del capolavoro di Tolstòj del quale segnalo un passo di una conversazione di salotto fra la contessa Rostòva e la contessa Karàvigina.

"Quante sofferenze, quante preoccupazioni si son dovute sopportare per poter gioire adesso, ogni volta che li (i figli di entrambe) si guarda! Ma anche adesso le paure son più delle gioie. C'è sempre, sempre qualcosa di cui aver paura! È proprio l'età in cui son talmente tanti i pericoli, sia per le fanciulle che per i ragazzi."
"Ma dipende tutto dall'educazione" disse l'ospite.
"Si, avete ragione" proseguì la contessa. "Io finora, grazie a Dio, son sempre stata un'amica per i miei figli, e godo della loro assoluta fiducia" diceva la contessa, commettendo anche lei l'errore di quei molti genitori che pensano  che i figli non abbiano segreti per loro. 

Se non fosse per i nomi dei personaggi sarebbe impossibile dire se a pronunciare questo discorso sia un genitore del secolo di Fb o un personaggio addirittura di Tolstòj. Certamente non bisogna decontestualizzare ma questo può almeno farci riflettere sul fatto che alcuni "legami" hanno una struttura costante.

Non è forse oggi il tempo in cui si discute più dei genitori-figli e dei figli-genitori? Eppure dovrebbe essere passato tempo da Tolstòj. Sono arrivati sulla Luna, Google ha inventato occhiali da supereroe ma ancora non si riesce a capire come impostare "al meglio" il rapporto genitori-figli.
Non è il luogo per fare psicologia ma credo che il problema sia potenzialmente in stallo perché ogni genitore rimarrà inevitabilmente figlio. La contaminazione è costante, anche in quello. 

Bisognerà forse che ogni genitore faccia un bagno nel passato di figlio? E se tornare brevemente indietro fosse il primo passo per andare avanti?


venerdì 21 luglio 2017

L'amore ai tempi del colera: recensione

L'amore ai tempi dell'epidemia del tempo senza speranze è l'amore del nostro tempo?


Si torna con la recensione di un classico che cura le ferite dell'amore e dell'anima senza però lasciare il retrogusto amaro del tempo e del destino. Di seguito, troverete la breve recensione del capolavoro di Màrquez, un ottimo classico dal sapore esotico ed adatto ai lettori che sono alla ricerca di una storia che sappia raccontare la speranza senza cadere nelle illusioni. 

Scheda lettura


Titolo: L'amore ai tempi del colere
Autore:  Gabriel Garcìa Màrquez
Pagine: 370

Recensione

Voto: 9/10

Consigliato a chi è alla ricerca di un classico che unisca  moderata ambientazione storica e romanticismo

martedì 11 aprile 2017

"L'amica geniale" recensione del romanzo di Elena Ferrante


Questa è la storia di un'amicizia che crea una dipendenza ancillare, a tratti dispotica a tratti dolcissima



Ci sono amicizie che sfidano la diversità, che combattono a denti stretti l'incerto destino. Ci sono amicizie che non capiremo mai, un po' come certi amori, un po' come il mistero dell'arcobaleno dopo la tempesta. Sono quelle amicizie delle quali la crescita, forse, distrugge l'elemento fantastico dell'infanzia  per far posto all'adulta consapevolezza del dolore delle difficoltà. Tutto questo è la storia dell'amicizia fra Elena e Lila. 

Scheda tecnica


Titolo: L'amica geniale
Autore: Elena Ferrante
Casa editrice: Edizioni e/o
Prezzo: 18,00 euro
Pagine: 400

Recensione

Il primo libro della serie "L'amica geniale" ha avvicinato molti lettori al caso letterario figlio di edizioni e/o. Difficile dire se questo vasto pubblico sia collegato al mistero legato alla vera identità di Elena Ferrante oppure alla trama del romanzo. A prescindere dalla porta d'ingresso dell'alto numero di lettori, è evidente quanto "L'amica geniale" possa essere definito il miglior enigma letterario degli ultimi tempi. 

Forse andrò contro corrente nell'affermare quanto segue ma, venendo subito ai personaggi di questa intricata storia, nonostante ab inizio l'autrice/autore presenti una dettagliata griglia degli "attori", la familiarità di queste figure, unita ad una presentazione ben incastrata, riesce a renderli subito intimi. C'è da dire che presumibilmente parte del merito deve essere riconosciuto all'ambientazione. 

Rione periferico di Napoli. Universo parallelo. Orologi dalle lancette modestamente più lente, quasi  con un passo proletario rallentato.  Sono tante famiglie, l'usciere del comune, lo scarparo, la famiglia di Don Achille, la pazza Melina, l'oscura famiglia Sarratore, ma il rione ha un unico polmone. I suoi confini riescono a contenere i personaggi anche per il lettore che aprendo il romanzo è calato in quel clima, in quel linguaggio e soprattutto in quella mentalità, fatta di modelli patriarcali, di vendette, di forza economica brutalmente esposta. 

Nell'ordinaria dialettica sociale di questa Napoli dimenticata nasce l'amicizia fra Elena Greco e Lila Cerullo. Non penso sia il caso di dare un giudizio definitivo sull'esatta portata di questo rapporto -essendo solo il primo romanzo- ma l'interazione amicale fra le due bambine mostra qualcosa di alterato, di malato a tratti. È un misto fra competizione ossessiva -per Elena- e idolatria sviscerata. 

Lila non ha semplicimente una marcia in più. Nonostante tutti i personaggi siano descritti fisicamente in maniera puntuale, di Lila ciò che colpisce non è la materialità del suo aspetto ma l'acume delle sue intuizioni e del suo sguardo. Penso che se ognuno di noi si trovasse faccia faccia con Lila avvertirebbe il senso di essere attraversato da un'anima onnisciente. 

"L'amica geniale" racconta la fase iniziale di questa storia, cogliendo Elena e Lila prima durante l'infanzia poi durante l'adolescenza. I cammini e i destini sono diversi per le due, pur ancora confinate nel rione ma con aspettative mutevoli. Lo sviluppo di Lila è la forza trainante di quello di Elena e qui ritorna l'aspetto parossistico di questo rapporto al punto che, per tutto il romanzo, mi son chiesta: ma se Lila non fosse esistita, se Lila non fosse la Lila Cerullo descritta, Elena avrebbe fatto le stesse scelte? 

Con questa domanda e molte altre mi accingo a leggere il prosieguo di questa storia.

Pagella
Trama.........10/10
Personaggi..9/10
Stile............8,5/10


giovedì 30 marzo 2017

Suite Francese: recensione del libro di Irène Némirovsky


"Suite francese" è il romanzo incompiuto della Némirovsky che dopo la sua morte è riuscita a dare testimonianza di un amore  nato fra due mondi in guerra, due cuori contesi fra l'amor di patria e l'amore umano...troppo umano

Suite francese recensione
"Suite francese", Irène Némirovsky
Newton Compton

Terminato di leggere "Suite francese". Inutile negare di aver pianto. Becero sostener che sia solo una storia d'amore. È molto più di tutto questo. È l'affresco drammatico dell'uomo che riesce ad annientare se stesso. Come sempre di seguito troverete tutto in dettaglio: scheda tecnica e recensione del romanzo "Suite francese". Buona lettura!


Scheda tecnica

Titolo: Suite Francese
Autrice: Irène Némirovsky
Genere: romanzo storico del Novecento
Casa editrice: Newton Compton, traduzione di Fausta Cataldi Villari
Pagine: 378 
Prezzo: 4,90 euro

Trama
In un paesino della campagna francese la giovane Lucile, sposa per volere del padre, e la suocera Angellier attendono di ricevere notizie da Gaston che è partito per il fronte. E quando nella loro casa verrà acquartierato Bruno, ufficiale dell’esercito tedesco, i rapporti fra le due donne diventeranno ancora più tesi. La scintilla tra i due ragazzi scocca ben presto, ma la necessità di reprimere e soffocare il desiderio diventa quasi impossibile da sostenere… Ultimo capolavoro della Némirovsky, il libro fu pubblicato in Francia solo molti anni dopo la sua morte e ha permesso al grande pubblico internazionale di conoscere l’opera della grande scrittrice. (Trama tratta dal sito ufficiale della casa editrice: qui il link)

Recensione

Irène Némirovsky, francese di adozione, aveva un progetto di grande respiro quando iniziò a comporre le pagine che oggi prendono il titolo di "Suite francese". Alcuni dicono che si sia ispirata alla musica di Beethoven e, più in generale, al ritmo della musica. Analizzando i suoi intenti iniziali mi sembra di vedervi più la separazione in atti, ognuno con una propria cadenza emotiva.  
Il sogno precocemente interrotto della Némirovsky era un romanzo di mille pagine di cui "Tempesta" e "Dolce" erano solo i primi due atti. Oggi, invece, nella forma postuma in cui ci è pervenuto il romanzo interrotto, sono le sezioni che dividono il romanzo da tutti conosciuto come "Suite francese".  

L'ambientazione è la Francia sconvolta dal secondo conflitto mondiale e dall'adozione delle legge razziali che però occupano un ruolo davvero marginale in quest'opera della Némirovsky. Le due parti sono diverse ma si tratta di una differenza di prospettiva e non di oggetto, nel senso che in "Tempesta" si guarda alle conseguenze belliche come se l'occhio narrativo osservasse dall'alto tutti i gradini della società francese; in "Dolce" invece la prospettiva perde quota e punta l'attenzione sulla piccola città di Bussy. 

La pressione narrativa è davvero differente. Se in "Tempesta" a volte si "soffre" la digressione narrativa, in "Dolce" il tempo è più dinamico perché si riprende la cadenza della fasi narrative, con la dinamicità dei personaggi e della storia d'amore presentata. 

In "Tempesta" l'autrice è molto cinica tanto da far sentire tutto il suo disprezzo nei confronti della società del suo tempo e della quale ci presenta, come uno scienziato disilluso, alcune cavie emotive della guerra. Vengono presentati tanti personaggi, dall'alta borghesia ai contadini, ma sono tante marionette con cui la guerra gioca. 
Il conflitto bellico è l'agente chimico che divide i buoni dai cattivi e mostra quasi idrofobicamente che  il torrente della morte emargina tutti nel proprio egoismo, fatto di prevaricazioni, di ingiustizie che sommano all' ingiustizia di una guerra che vomita sui cittadini le proprie atrocità.

Poi arriva "Dolce" con la sua amarezza. E no, non si tratta di un ossimoro ma di una bizzarra quanto triste realtà. La città di Bussy come tante è stravolta e deve affrontare l'arrivo dell'esercito tedesco. Quando viene occupata a scontrarsi non sono solo vincitori e vinti, due ruoli che faticano a convivere sulla stessa scena quotidiana, ma uomini che la guerra ha deformato. 

Ci si chiede se l'amor - rectius orgoglio- di patria possa legittimamente anestetizzare i sentimenti. D'altronde sono uomini e donne, solo uomini e donne immersi ciascuno in un dolore tutto personale, tanto diverso quanto figlio della madre guerra. Questo è il conflitto con cui deve far fronte la storia d'amore fra l'ufficiale tedesco Bruno e la "sposa della guerra" Lucille. 

"Suite francese" è un romanzo incompiuto e tragico perché lascia il lettore con una domanda:  Irène Némirovsky aveva speranza? Quale sarebbe stato il futuro di Bruno e Lucille? Gli oceani avrebbero trovato pace dopo la tempesta? 
Questo non lo sapremo mai...

Pagella
Trama............8/10
Personaggi....7/10
Stile..............7,5/10



mercoledì 29 marzo 2017

"Vita: istruzioni per l'uso": il consiglio lettura per la donna riflessiva

Il romanzo distopico di Ahmed Nàgi è l'odierna mostra di una libertà di espressione ancora negata. Fra i tesori orientali, ecco il perfetto consiglio lettura per la lettrice attenta all'attualità


Pochi sanno che "soggiogatrice"  è il significato del nome della capitale dallo skyline che saluta il Nilo e la regione del delta, Il Cairo. La capitale dell'Egitto esercita il suo fascino su quanti sono interessati ai misteri dell'antico oriente, delle tombe faraoniche, dei tesori delle piramidi. 
Scorrendo i principali siti internet alla ricerca di semplici informazioni turistiche, si legge che Il Cairo "non è una città facile" (qui ad esempio). Senz'altro non lo è per un autore come Ahmed Nàgi, arrestato nel marzo 2016. La rubrica Books&Look oggi ospita virtualmente questo caso letterario che potrebbe stimolare l'interesse di tutte quelle lettrici riflessive, alla ricerca di una lettura di formazione e di studio delle dinamiche dell'attualità. 

giovedì 23 marzo 2017

Lettura in tavola: i maltagliati incontrano Madame Gautier

La rubrica "I Golosi" propone l'abbinamento di una gustosa ricetta con le primizie di stagione. Il mix fra maltagliati e la storia de "La signora delle camelie"



Tempo fa ho recensito il classico di Dumas "La signora delle camelie" che ha tanto ispirato La traviata di Verdi. Tutti conoscono la storia della mantenuta Madame Gautier, l'amore struggente ed il suo tragico epilogo. Le note di questa storia sono un mix fra l'audacia della vita dissoluta della protagonista dai discutibili costumi e la dolcezza della grandiosità dell'amore. (Qui troverete la recensione completa del romanzo.)
"La signora delle camelie", A. Dumas
Newton Compton editore
Ho pensato che questa stridente combo fosse perfettamente speculare al connubio di sapori che un bel piatto di maltagliati integrali regala quando la purea di un dolce pachino incontra la grinta del peperoncino a stento placata delle note timide dei primi asparagi a disposizione nei nostri orti. Ho trovato casualmente la ricetta di questa delizia. Resistere è stato impossibile.
Maltagliati integrali con purea piccante di pachino con asparagi ed olive
Ricetta tratta da questo sito: qui link
Sono sicuramente dei maltagliati sui generis ma, considerato che è stato il mio primo approccio con un impasto dalla farina integrale, posso considerarmi soddisfatta. La ricetta la trovate a questo link (qui) e sia i tempi che il procedimento sono descritti alla perfezione. Li ho seguiti ed il risultato è stato spettacolare. 
La ricetta in origine non prevedeva l'impasto integrale ma la prevalenza del cereale ha reso il piatto ancora più intrigante, proprio come i misteriosi sentimenti di Madame Gautier. 

Dosi impasto integrale
200 gr farina integrale
100 gr farina 00
3 uova
Un cucchiaio di olio
Sale q.b.

Buon assaggio!

giovedì 9 marzo 2017

#Bookslovers: lettori fantastici e come trovarli


Quando il web rispecchia il no sense del contemporaneo


Non me ne vogliano gli amanti del trash, i fan dei video che toccano vette di idiozie mai scalate né i sostenitori del motto, omicida del raziocinio, “ci vuole leggerezza”. Oggi questo articolo non si scaglierà contro persone, blogger, youtubers ( è un lavoro?), laici del web o schiere idolatriche. È un semplice sfogo e fiero manifesto della politica di questo modesto angolino del web. 

A volte mi viene chiesto: “Perché non recensisci questo libro?”, “Perché non pubblicizzi quest’altro?”. La risposta è molto semplice e, pensavo, anche intuitiva. Perché leggo ciò che mi piace. Ma questo non è moda al giorno d’oggi. Mi chiedo se per essere  lettori si debba avere necessariamente quella candida libreria bianca e i libri disposti cromaticamente ad arcobaleno…davvero? 

martedì 21 febbraio 2017

"Oggi siamo vivi", Pirotte Emmanuelle: segnalazione

"Oggi siamo vivi" è la storia di un legame empatico, un laccio del destino che ha sfidato la genetica, la storia e, in un certo senso, anche la vita. 

Oggi siamo vivi la bottega delle recensioni
"Oggi siamo vivi", Pirotte Emmanuelle,
Casa editrice Nord

Ci insegnano che il nostro corredo genetico è qualcosa di straordinariamente individuale, irripetibile, il vaso di Pandora della nostra anima. In quella colorata catena ci sono scritti la sfumatura dei nostri occhi, il nostro amore per le lasagne, la predisposizione alla cellulite. Insomma, noi. Non ci saranno mai due individui completamente uguali ed il fatto che siamo tutti diversi è un pensiero avvolgente quasi, ci da la sicurezza di essere speciali...qualora ce ne fossimo dimenticati. 

Sebbene la legge genetica ci renda necessariamente diversi, i due personaggi del romanzo d'esordio di Pirotte Emmanuelle sono due universi inconciliabili. In "Oggi siamo vivi" la sceneggiatrice si cimenta per la prima volta -ma con molta umiltà- nell'esperienza letteraria, affrontando un tema forse inflazionato come quello dell'Olocausto. 

Renée, bambina ebrea, e Mathias, gelido soldato tedesco, per una strana coincidenza diventano la coppia sui generis di tutti i romanzi che, forse, sono stati scritti sul tema. Di questa straordinarietà ne è consapevole la stessa autrice che volontariamente ha cercato di sganciarsi dal modello narrativo che la letteratura sulla Shoah ha sempre presentato. 

"Oggi siamo vivi" è la storia di un legame empatico, un laccio del destino che ha sfidato la genetica, la storia e, in un certo senso, anche la vita. La storia di Renée e Mathias dovrebbe insegnare che esiste qualcosa di incontrollabile e di grande in questo universo fatto di destino genetico. È quel qualcosa in più che rende la piccola Renée così speciale e Mathias un po' più umano. 

Forse è stata la grandezza di questo potente messaggio a decretare "Oggi siamo vivi" il romanzo vincitore del Prix Edmée de la Rochefoucauld Prix de l'Office Central des Bibliothèques Prix Littéraire Palissy Prix Lilly.